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S. Matteo
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Antichi Santuari - chiese ed abbazie sul Gargano
La Puglia è naturalmente situata in
posizione tale da facilitare l'insediamento del culto cristiano che
ha sostituito i vecchi riti politeistici e misterici. I primi insediamenti
sono in grotte, evidentemente i primi cristiani erano costretti a
nascondersi, in quanto la nuova religione monoteista, era contrastata dalle popolazioni indigene e anche
dall'imperatore di turno. Sul Gargano numerosi sono stati i ritrovamenti
di antichi ipogei in cui venivano svolti i primi riti Cristiani, molte di
questi siti spesso si trovano su insediamenti pagani già
preesistenti. Il più importante ipogeo del Gargano è la necropoli della
"Salata", situata a Vieste a 8 kilometri sulla litoranea nord, in un
campeggio che addirittura ne ostacola la visione. A Monte Sant'Angelo, si trova la grotta-cripta più antica
della Puglia, per quanto riguarda il culto precristiano e cristiano.
Interrotto nel V secolo, all'inizio della dominazione Longobarda.
La statua di S. Michele

S. Michele è l'arcangelo più
importante, Micael il mome che sta ad ammonire l'ineguagliabilità di
Eloim-Dio che qui è apparso. Nell'iconografia antica, San Michele schiaccia
sotto il piede, in atto di sottomissione, il principe dei demoni (spesso
rappresentato come un drago), in mano ha
una lancia, la fervida immaginazione popolare, ha in seguito aggiunto
l'elmo, lo scudo e la bilancia per pesare le anime nel momento del Giudizio, la catena per trattenere
il diavolo. Per questo sin dall'antichità, sono venuti a chiedere
protezione e perdono dai peccati, potenti e gente semplice, infatti è questa
la caratteristica del culto micaelico.
Dante nella sua ‘Divina Commedia’
pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa
in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando
il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del
cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva
ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono
testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati;
nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si
contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano
migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi
erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in
tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che
la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele.
Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga
oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande
venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi
secoli della Chiesa, gli venne tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese
intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e
monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il
celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu
portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si
diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e
nell’Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte,
chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può
accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto
pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in
breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella
del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina,
nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della
badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato
quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in
Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era
papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio
Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro
della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia
del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò
su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il
signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto
(odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché S.
Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono
l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me
sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si
spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che
sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al
culto cristiano”.
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché
sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era
assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il
vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui
riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria,
infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che
si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di
ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella
grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano
si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare
nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la
terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più
necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La
leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un
altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa
su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare
attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa
dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è
invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei
secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di
Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo
VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i
saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito
la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere
come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli
chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8
maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle
mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a
Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri
dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul
portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere
qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo
impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di
voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto
campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del
Sansovino, datata 1507.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul
Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo
celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese
europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi
alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise
la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre
l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei
nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica
che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù,
Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in
Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembre e nella riforma
del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più
conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro
arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto
proprio.
Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli
spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti
i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri,
merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della
Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte
Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S.
Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del
Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei
pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui
dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei
pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e
le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più
vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre
raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale
arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da
guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso,
militare e civile.
Il culto di san Michele fu assai caro
ai Longobardi e in Italia l'arcangelo Michele è Patrono di
molti paesi e alcune città. San Michele viene invocato per
la buona morte ed è il santo protettore dei
paracadutisti,commercianti, maestri d'arme,poliziotti,
merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermitori. (la
festa si celebra normalmente il 29 settembre, ma anche l'8
maggio, ricorrenza dell'apparizione):
- in Piemonte: Cuneo, Alto Cuneo, Grinzano di Cervere
CN, San Michele Mondovì, Rastiglione
- in Liguria: Pieve ligure, Pigna, Deiva Marina,
Albenga, Soglio di Orero Ge
- in Lombardia: Magnago, Figino Serenza, Antegnate,
Leffe
- in Friuli: Cervignano del Friuli, San Giovanni di
Latisone (Località Bolzano)
- in Veneto: Angiari,Candiana, La valle Agordina,
Mestre, Quarto D'Altino.
- in Emilia Romagna:Argelato, Bagnacavallo,
Roccabianca, San Michele di Morfasso, Novi di Modena
- in Toscana: Castiglion Fiorentino, Carmignano,
Pontassieve, Pergine Valdarno
- in Umbria: Gualdo Tadino, Bastia Umbra, Corciano,
Citerna, Fratta Todino,Gualdo Cattaneo, Panicale, Polino
- nelle Marche: Mondavio, Filottrano, Rosora, Monte
Urano, Montelparo, Monte S. Angelo di Arcevia,
Sant'angelo in Vado
- nel Lazio: Castel Madama, Saracinesco,
Strangolagalli, Aprilia,Cerveteri, Vallecorsa,
Sant'Angelo in Trigillo, Morolo, Montelanico
- in Abruzzo: Città Sant'Angelo, Roccacasale, Arielli,
Vasto, Villa sant'angelo, Liscia
- in Molise: Sant'Elena Sannita, Sant'angelo in Grotte
- in Campania: Castellammare di Stabia, Monte Faito,
Ottaviano, Olevano sul Tusciano, Campagna, Procida ,
Pian Di Sorrento, San Michele di Serino, Snt'Angelo a
Fasanella, Maddaloni, Marcianise, Padula,Sant'Angelo
all'Esca, Sant'Angelo dei Lombardi, Sarno, Solofra,
Sturno,Valva, Sala Consilina, Sassinoro.
- in Basilicata: Pomarico, Sant'Angelo le Fratte
- in Calabria: Albidona, Santa Maria del Cedro, Gallo
(frazione di San Pietro in Amantea), Cinquefrondi,
Piscopio (frazione di Vibo Valenzia), Sangineto Lido (Cs)
- in Sicilia: San Michele di Ganzaria, Canicattini
bagno, Grammichele, Caltanisetta, Sant'Angelo di brolo,
Librizzi
- in Sardegna: Alghero, Esterzili, Gonnostramatza
- in Puglia:Monte Sant'Angelo,Cagnano Varano,Palese
Macchie,Poggio Imperiale,Minervino Murge,Gravina In
Puglia,Mola di Puglia,Massafra,Neviano,San Michele
Salentino, Castignano del Capo,Patù,Noha,Galugnano, San
Marco in Lamis,Supersano, in Campania: Isola di Procida,
Abbazia San Michele.
Alla tradizione della Novena a San Michele Arcangelo in
Grinzano (Cervere,CN) appartiene questa lode: "Oh Sant'Arcangelo,
deh a noi discendi d'ogni pericolo tu ci difendi le
nostre suppliche porgi al Signor di questo popolo o
protettor di questo popolo o protettor!"
Inoltre ogni anno l'ultimo lunedì di settembre a
Parabiaco (MI) si svolge la tradizionale Fiera di San
Michele, allestita in piazza Mercato, accanto
alla chiesina dedicata all'Arcangelo. Inizialmente si
trattava di una fiera di quartiere, circoscritta al solo
rione San Michele, uno dei quattro storici rioni che
dividono il centro della cittadina lombarda (S. Michele,
S.ta Maria, S. Ambrogio e S. Antonio),
successivamente ha preso rilevanza sulle altre fiere
rionali, divenendo la principale manifestazione
folkloristica del comune dell'Altomilanese. Il piatto
principale nei giorni della sagra è la casora].
Per informazioni: Cell. 368.7189672
Residence
Hotel Maresol di Ennio Basilone
Lungomare Enrico Mattei al semaforo
segui segnale in basso Maresol
Come arrivare con GPS:
Lat/Long:
41.8643505259187, 16.159189492464065
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