Le erbe medicinali nel territorio del
Gargano
Le fertilissime campagne che circondano Vieste, sono adornate da numerose piante da cui fino a qualche decennio fa, si estraevano liquori o medicamenti.
La glicirrizia o
liquirizia: giova alle raucedini, tosse, asma,
(Glycyrrhiza glabra) è un alto arbusto alto fino a due metri
appartenente alla famiglia delle leguminose, nonché l'estratto vegetale
ottenuto dalla bollitura della sua radice. Anticamente veniva trasportata in
altri paesi, tanta era la produzione spontanea. E' un arbusto di circa 80-90
centimentri di altezza. Le foglie sono bislunghe, grasse, rilucenti, verdi e
gommose a toccarle, simili a quelle del lentischio, disposte a due a due,
attaccate ad un ramoscello, di gusto acerbo e tendente all'acido. I suoi
piccoli fiori porporini sono papilionacei, nella sommità assomigliano ad un
piccola spiga, il cui pistillo spoegendo dal calice, termina in alcuni
baccelli simili a quelle delle lentischie, ma rossi e piccoli, bivalvi,
monocapsulari, nei quali si contengono piccoli duri e compressi semi, che
assomigliano ad un piccolo rene.
Sono le sue radici lunghe, divise in molti rami della grandezza del pollice, altre più piccole e striscianti, che si stendono in tutte le parti, all'interno sono di colore giallo, all'esterno di colore grigio o rossiccio, di gusto dolce e gradevole. Tagliate in pezzi, a guisa delle olive, o della canna da zucchero, si frantumano sotto una macina, si fanno prima bollire e poi si spremono sotto un torchio, si estrae il succo, che si condensa e si ammassa in pani. Nei paesi anglossassoni, si usa per addolcire la tinta delle pannine, e per fare la birra. In medicina si usa in tutte le tisane per renderle più gradevoli, addolcisce gli umori. Nasce nei luoghi caldi, bassi e sabbiosi,A Vieste, fino al qualche anno fa, nasceva nelle dune sabbiose nei pressi del mare, negli orti dei frati cappuccini, nell'attuale chiesa di Santa croce. Stratostato ci tramanda che gli Sciiti, furono i primi a conoscere le sue qualità, ed a metterle in uso, perchè permette di vivere 1'-12 giorni, senza prendere cibo, solo masticando e succhiando la regolizzia (la radice), spegnendo la sete, ritarda la fame, conserva a lungo le forze. Galeno soggiunge che essendo la pianta sempre umida, e essendo mediocramente dolce, la sua radice è un'ottima antidissetante.

La manna è ottima nel dolore
di petto, polmoni, asma, catarri, tosse umida, è blandamente purgativa.
Conosciuta da galeno, Dioscoride, Serapione e da Attuario medico greco. Si può
somministrare a anziani e fanciulli, donne in gravidanza, persone gracili. Fino
a qualche decennio fa si raccoglieva nella città di Vieste, e nel regno di
napoli.
Nasce sotto il segno del cancro secondo gli astronomi, la sua vegetazione si protrae fino a metà settembre, ama poco la pioggia, nella cittadina di Vieste, si raccoglieva nei boschi, dove c'è abbondanza di querce, cerri, faggi, olmi, frassini, cornioli, filiquadri, alberi da frutto, ornelli. Si incide la corteccia , da cui esce la manna, che tanto più calda è la stagione, tanto più si congela. invece dai pini selvaggi detti volgarmente zappini, incidendoli, si estrae la pece, il catrame, la pecola, la tremendina comune, l'incenso.
La manna è simile alla gomma, si estrae dagli ornelli, frassini, larice, pino, quercia, ginepro, abete, lacero, ulivo e fico.
Non era in uso raccoglierla a Vieste, solo negli ornelli, incidendo la cortecia, scorre un succo scurastro dal sapore acre, scorrendo si congela in tante cannule, di colore bianco ( purchè non piova in quel giorno). Dopo acer perduto il sapore aspro, diventa dolciastro, Si scioglie nell'acqua, ma il sapore diminuisce. I Mannaiuoli, per non farla perdere, e per raccoglierla con facilità, pongono alla base dell'albero ancune foglie larghe, o pietre larghe, in modo che la manna cade su di esse.

Fraxinus Ornus
Per raccogliere grande quantità di manna, è necessario che la stagione sia calda, si estrae dall'ornello detto anche Fraxinus Ornus, anche se differisce dal frassino che è un albero grande, grosso, diritto, ramoso, ricoperto di una corteccia color cenere, con folgie simili all'alloro, ma di gusto più acre ed amaro. A differenza dell'ornello, il frassino preferisce luoghi umidi, e cresce sulle rive dei fiumi. plinio racconta che il suo succo, oppure le sue foglie sono un ottimo rimedio contro i morsi velenosi dei serpenti, tanto che essi stessi non si avvicinano neanche all'ombra di questo albero. Ma dalla mia esperienza, ho notato che ciò è falso.
Anticamente il re di napoli aveva a Vieste un suo Amministratore generale, che era attento affinchè i mannaiuoli, non derubassero la manna.
Il tasso

Il tasso è simile all'abete, non così verde e sottile, ma spro e senza succo, il suo legno è rossiccio e durissimo, i suoi fiori sono tanti mazzetti di un verde smorto, con alcune cime piene di sottilissima polvere, i frutti sono simili a quelli dell'agrifoglio, dolci al gusto, molli e ripieni di succo, davanti forati, con un seme centrale. Immerso nell'acqua il tasso, diventa un veleno stupefattivo, e rende torpidi i pesci, in modo che si possono perendere con le mani, si racconta che in Arcadia, gli uomini dormendo sotto di esso, il veleno può essere nocivo.
La pece

Nella stessa maniera in cui si raccoglie la manna, si estrae la pece, che poi si fa bollire in pentoloni, si getta un pò di acqua e si copre con un panno, i vapori che si raccolgono in esso, sono l'olio di fumo, che serve per comporre i fuochi artificiali che ardono in mezzo all'acqua. La pecola è una specie di pece nera, meno cotta e di color rossa, nella provincia di capitanata serviva a sanare le ferite delle pecore, nel momento della tosatura, presso la dogana.
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