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La cittadina di Vieste faceva parte della Capitanata,
l'antica Daunia, da Dauno suocero di Diomede. Cambiò il nome, in quello di
capitanata, quando restò sotto il dominio greco, e gli imperatori da
Costantinopoli, mandarono un supremo ministro a governarla, con il nome di
Catapano. Strabone, e Plinio, sono stati i primi a nominare il monte
Gargano, che con la sua imponenza, si estende fino al mare Adriatico,
diventò noto sin dall'antichità, perchè sotto il papa Gelasio, nel 492
apparve in una spelonga, l'Arcangelo S. Michele, che diede il nome alla
città di Monte Sant'Angelo. Plinio inoltre ci tramandò anche i nomi di
antichi popoli che abitarono la montagna sacra: Collatini, Dirini, Hyrini,
Merinates ex gargano, Apamentini. La città di Vieste, esiste da molti
secoli, ne testimoniano le numerose tombe a forma circolare scavate nella
roccia, e sparse su tutta la litoranea da punta San Francesco, fino a
Peschici. Sappiamo che nel 1500, fu chiusa da mura di pietra che servivano
da difesa dalle numerose incursioni dei pirati che da sempre hanno
saccheggiato la cittadina. Fuori dalle mura, vi è ancora un pozzo chiamato
pozzo di S. Pietro (sito nella villa comunale?), che testimonia che qui
sorgeva l'antico convento dei celestini. L'acqua di questo pozzo era
abbondante, ma sapeva di zolfo. Vi erano numerose altre fonti che
costellavano il paese: il pozzo di Sant'Antonio, che sorgeva vicino ad una
chiesa dedicata a Sant'Antonio Abate, all'interno del
convento dei padri cappuccini. In località Pietà, sorgeva un altro convento
dei padri Carmelitani con annesso pozzo, le cui acque erano limpide fresche,
ma grevi. Anche in alcune case di cittadini vi erano pozzi di acqua sorgiva,
oltre a cisterne che raccoglievano le acque piovani.
Vieste, sorge sul promontorio all'
estremità orientale del Gargano.Antica Apenesta, centro greco-romano, fu più
volte sottoposta tra i secoli XV e XVII ai saccheggi saraceni.L'antico
nucleo ha conservato attraverso i secoli il tessuto viario dell'alto
medioevo con tortuose vie a sali scendi.Nella sua parte più alta si trovano
ancora la Cattedrale e il poderoso castello innalzato nel 1220 da Federico
II di Svevia che proseguiva in tal modo le direttive, anche politiche, del
nonno Federico Barbarossa.Tutto il territorio del comune di Vieste è ancora
coperto in massi e parte da boschi di macchia mediterranea utilizzati a
pascolo, mentre il suo mare limpido ed azzurro è un forte richiamo per il
turismo internazionale.L'elemento più importante
dello stemma della città di Vieste è il leone
rampante.Il leone è rivolto a sinistra proteso, con la spada impugnata nella
zampa anteriore destra come se incitasse e spronasse verso la conquista.Con
le zampe posteriori invece, calpesta un arco con la freccia inserita, quasi
a voler definitivamente cancellare lo scampato pericolo.
Il vero significato dello stemma si perde tra i lontani avvenimenti
della storia cittadina anche se il leone compare quale ornamento e
testimonianza in molti vecchi edifici pubblici.
Vieste è
delimitata da due lunghe spiagge sabbiose, ed è meta ambita dei turisti
provenienti da tutte le parti d'Europa. Nella parte piana della penisoletta
si estende il quartiere ottocentesco e moderno, mentre sul dosso roccioso è
arroccato il pittoresco centro storico, tipico del periodo medievale,
caratterizzato da strade strette e non allineate, le cui abitazioni con le
tipiche scalinate esterne (mignali) sono unite di tanto in tanto da esili
archi di contrafforte.
Ha una popolazione di oltre 13 mila abitanti, che nella gran parte dell'anno
si dedica alle attività agricole e marinare. A partire dal 1963, il turismo
internazionale ha avuto un grande impulso e, lungo tutta la fascia costiera,
in cui si alternano ampie spiaggie e cale silenziose, sono sorti numerosi
campeggi ed alberghi, che accolgono migliaia di villeggianti, e offrono loro
una serena e salutare vacanza. Inoltre, il territorio, molto avanzato nel
mare e soggetto a tutti i venti, concede agli amanti del windsurf, la gioia
e il piacere di veleggiare nell'immensità del mare.
L'Amministrazione Comunale e l'Azienda di Soggiorno e Turismo organizzano
manifestazioni culturali, folkloristiche e cinematografiche (concerti di
musica classica e leggera, rappresentazioni teatrali e balletti, proiezioni
di films con la presenza dei protagonisti, mostre di pitture e di
artigianato, ecc.), per allietare le serate dei visitatori.
Il villeggiante che ama viaggiare ed è desideroso di conoscere altri
ambienti, può inserirsi nelle gite collettive e visitare le suggestive
grotte marine lungo la costa meridionale di Vieste, le affascinanti isole di
Tremiti, la grotta di S. Michele a Monte Sant'Angelo o la tomba di Padre Pio
a S. Giovanni Rotondo, le grotte carsiche di Castellana o lo zoosafari di
Fasano o muoversi con la famiglia e gli amici per un pic-nic nella vicina
Foresta Umbra.
"Non uno degli elementi che costituiscono il patrimonio turistico di una
Regione o di un paese manca al Gargano: il clima sanissimo, le immense
distese dei boschi, le bellezze naturali, i monti elevati e pittoreschi, le
marine assolate e salubri, i centri che offrono infinite ragioni di
curiosità e di interesse per il viaggiatore. Perciò un'escursione nel
Gargano, lungo la costa e nell'interno, costituisce uno di quei godimenti
che soltanto pochi paesi privilegiati possono dare" (G. Mariotti,
Nostalgia di Puglia).
Vieste nella
Storia Antica
Durante i lavori di sbancamento
dei terreni e durante gli scavi per le fondazioni di nuovi edifici, sia
all'interno del paese che nelle immediate vicinanze, vale a dire su un
territorio più ampio di quello occupato dall'odierna Vieste, sono affiorate
testimonianze di abitazioni e, ultimamente, anche di uno stabilimento
termale, risalenti al periodo pre-romano.
Oggi si è orientatati ad identificare questa città sepolta con l'antica Uria
(sec. VI a.C.), ricordata da vari autori greci e latini, come Strabone,
Dionisio Libico, il Perigeta, Plinio, Tolomeo, Pomponio Mela. La maggiore
testimonianza viene data dalla scoperta del tempio della Venere Sosandra
(avvenuta nel 1987) in una grotta scavata sull'isolotto di S. Eufemia (su
cui è ora ubicato il Faro) e citato da Catullo nel Carme 36, sulle cui
pareti sono state incise, da parte di marinai, numerose dediche alla dea, in
greco e in latino, databili tra il III sec. a.C. e la tarda età romana.
Intorno a questa città vi erano altri insediamenti umani, come quello di
Apeneste (sec. II d.C.), ricordata da Tolomeo, e da ricercarsi, a sud di
Vieste, nella zona di S. Salvatore, sul cui territorio sono sparse centinaia
di tombe a cassette. A Nord-Ovest, invece, prospiciente il Piano Grande, vi
erano le ville romane di Merino e Fioravanti, realizzate senz'altro con le
leggi romane "Sempronia" e "Julia".
Questi centri erano dediti esclusivamenti alle attività agricole e alla
pastorizia e il commercio avveniva tramite i porti di Campi e di Porto Greco
per Apeneste e con quello di Scialmarino per le ville.
Nel Museo Civico, ubicato nel centro storico, sono conservati non solo
reperti di epoca preromana, fra cui alcuni frammenti di stele che riportano
un'iscrizione epigrafica con caratteri messapici, definita "il più illustre
documento linguistico dell'antica Daunia" (O.Parlangeli), ma anche materiali
fittili (vasi di forme e grandezze diverse, lacrimatoi, lucerne, olle
funerarie), corredi metallici di usi diversi (armi, pentole, spille,
spirali) ed àncore di pietre e di ferro.
Vieste nella
Preistoria
Le sue origini si
perdono nella notte dei tempi. Fin dal Paleolitico l'uomo fu presente su
tutto il territorio, perchè‚ qui vi trovò l'habitat ideale: clima mite,
sorgenti di acqua potabile, terreno ferace con abbondanza di frutta e con
ricchezza di selvaggina stanziale e migratoria e, lungo la costa,
innumerevoli insenature con ricca varietà di pesci.
Le zone di maggiore frequentazione furono quelle di Vallecoppe, Campi,
Costella, Puntalunga, Macchione, Passo dell'Arciprete, Sfinalicchio e
tantissime altre ancora. L'uomo lavorò la selce, cosparsa su tutto il
territorio, costruendovi gli strumenti di lavoro, di caccia e di difesa.
L'impianto maggiore dell'industria dei manufatti litici è stato rinvenuto,
pochi anni or sono, a circa tre chilometri da Vieste, in contrada Defensola,
con la scoperta della miniera di selce, definita una delle più grandi
d'Europa.
Nei pressi del Castello e sulla Punta di S. Francesco sono ancora visibili
resti di tombe dell'Età del Ferro, mentre il dolmen che vi era in contrada
Molinella, è andato irrimediabilmente distrutto, circa venti anni fa.
Le necropoli
paleocristiane
Il Gargano è tra le prime regioni
d'Italia a conoscere ed accettare il messaggio di Cristo. La diffusione fu
opera principalmente dei marinai che avevano relazioni commerciali con i
paesi del Levante, ma anche dei primi evangelizzatori orientali che
sbarcavano sulle coste pugliesi, ma solo a partire dal III secolo
l'accettazione si fa più sensibile. I neofiti si riuniscono in luoghi
appartati, in ipogei scavati nelle rocce, forse già utilizzati dagli uomini
della preistoria, per istruirsi, pregare insieme e seppellirvi i loro
congiunti. Questi luoghi, noti come necropoli paleocristiane, sono sparsi su
tutto il territorio di Vieste, specie dove vi era un insediamento umano
notevole. Le più note sono quelle di S. Nicola, nella zona Pantanello; della
Salata e Salatella sulla punta rocciosa terminante con la spiaggia di
Scialmarino; di Caprarezza, sulla collina nei pressi del Santuario di S.
Maria di Merino; di Grotta Spagnola, ad una decina di chilometri a sud di
Vieste; di S. Tecla nella zona omonima sulla litoranea Vieste-Mattinata e di
Menelite in contrada Vignanotica; mentre quelle di S. Giacomo e di S.
Lorenzo, nelle immediate vicinanze del paese, sono andate distrutte dai
cavamonti. In tutte le necropoli si notano tombe terragne, sparse senza un
ordine prestabilito, e tombe parietali, alcune delle quali inserite in
arcosoli.
Vieste nel
Medioevo
Durante la dominazione bizantina
Vieste godette le attenzioni e i benefici del governo di Costantinopoli. In
questo periodo fu amministrata dal turmarca, che si avvaleva della
collaborazione dei notai, dei giudici, dei "boni homines" e del vescovo.
Veniva scelto fra gli aristocratici locali e provvedeva alla difesa della
città, all'amministrazione della giustizia, a regolare il commercio e a
tutelare i diritti di proprietà e le esigenze della vita sociale.
Nella seconda metà dell'anno Mille diventò Signore di Vieste Roberto Drengot,
nipote di Rainulfo, il primo normanno che scese in Puglia. In questo periodo
furono costruiti nella parte alta della città il Castello e la cattedrale.
Per la sua posizione strategica, che da sempre costituì la testa di ponte
col vicino oriente e meta obbligata per chi dal mare traeva risorse di vita,
diventò anche un importante centro di difesa del Gargano.
Orseolo II, doge di Venezia, vi approdò nel 1002, quando accorse con 100
navi in aiuto di Bari assediata dai Saraceni. Il papa Alessandro III vi
soggiornò per un mese prima di imbarcarsi alla volta di Venezia per firmare
la pace con Federico Barbarossa (1177).
L'imperatore Federico II ebbe sempre a cuore e la colmò di benefici. Si
vuole che nel 1242, dopo la terribile incursione operata dai Veneziani,
alleati del Papa nella lotta contro il "Puer Apuliae", si portò
personalmente in Vieste e, considerato i danni subiti, fece immediatamente
restaurare la Cattedrale e il Castello e rinforzare le mura della città.
Qui venne anche catturato, per conto di Bonifacio VIII e Carlo II d'Angiò,
Celestino V, dopo la rinuncia al papato, fuggiasco verso l'Illiria (1294).
Sempre soggetta alle incursioni piratesche, sono rimasti tristemente famosi
gli eccidi operati dai Saraceni di Acmet Paschà (1480) e di Draguth Rais
(1554), con gravi danni alla città e deportazione di innumerevoli abitanti.
ALESSANDRO III
Alessandro III arrivò a Vieste il
7 febbraio 1177, dopo esser passato per Benevento, Troia, Siponto e Monte S.
Angelo, dove si presentò pellegrino nella Sacra Grotta di S. Michele. Era
diretto a Venezia per firmare la pace, che poi sarà detta di Costanza, e
porre fine alla lunga guerra fra l'Imperatore Federico Barbarossa, la Lega
dei Comuni e il Papato. Questo itinerario gli fu suggerito dal re di
Sicilia, Guglielmo II il Buono, per evitargli qualche triste imboscata. Il
Papa era accompagnato da numerosi cardinali, vescovi, abati, segretari,
notari apostolici e dagli ambasciatori del re di Sicilia, Romualdo,
arcivescovo di Salerno e Ruggero, conte di Trani. Secondo lo storico
Pandolfo Collenucci, lo stesso Guglielmo II gli andò incontro con tutta la
sua baronia e lo accompagnò "insino a Viesti, città di Monte S. Angelo, con
molti cavalli bianchi, i quali donò al Papa per suo uso e gli armò 13 galee
ornatissime".
L'ingresso fu trionfale: ad accoglierlo vi era il vescovo di Vieste, Simone,
e una folla osannante. Solo il tempo fu inclemente e il mare che si rese
impraticabile e burascoso per un intero mese, costringendo così Alessandro
III ad una permanenza forzata. In tutto questo periodo egli non trascurò di
amministrare la Chiesa e datò da qui ben 14 importantissimi documenti,
alcuni dei quali interessanti la nostra provincia.
Salpò alla volta di Venezia il 9 marzo, dopo aver ricevuto le Sacre Ceneri
dal vescovo Simone. La fortuna, ancora una volta non arrise agli illustri
personaggi, perché, appena al largo furono sorpresi da un improvviso
fortunale. Dieci galee riuscirono ad approdare presso la Pelagosa, mentre le
due che trasportavano i cavalli del seguito ed un'altra galea, furono
costrette a ritornare a Vieste.
CELESTINO V
Il Collegio dei Cardinali, dopo
una vacanza di oltre due anni della Sede Pontificia, il 5 luglio 1294 elesse
Papa l'eremita Pietro del Morrone. Questi era un monaco benedettino, che
viveva fra i monti del Molise dedito alla vita contemplativa e alla
preghiera ed era ritenuto dal popolo come santo. Accettò la nomina solo per
obbedienza, ma con estrema riluttanza e si fece incoronare a L'Aquila con il
nome di Celestino V.
Non aduso alla vita politica e al governo temporale della Chiesa ed anche
per evitare di essere circuito da Carlo II d'Angiò e dagli stessi cardinali
per loro interessi personali e ai danni della Chiesa, dopo aver fatto
approvare dal Concistoro la bolla che prevedeva l'abdicazione di un Papa per
gravi motivi, il 13 dicembre dello stesso anno si dimise. Per questo motivo
Dante lo avrebbe accusato come "colui che per viltade fece il gran rifiuto"
(Inferno, Canto III,
59-60), ma non tutti gli storici sono di questo parere. Celestino V voleva
solo e per sempre ritornare alla solitudine dei monti della Maiella e
continuare la vita di anacoreta.
Il nuovo Papa, Bonifacio VIII, però, per timore di uno scisma, lo costrinse
a vivere con lui nei palazzi pontifici o in luoghi da lui sorvegliati. Il
Santo eremita tentò allora la fuga e cercò di rifugiarsi fra i monti della
Yugoslavia (o della Grecia), dopo aver trattato il trasbordo con un marinaio
di Rodi Garganico.
Si narra che ogni qualvolta si apprestava, insieme ad altri due confratelli
a partire, il mare diventava agitato, costringendo i fuggiaschi a rientrare
in porto. Nell'ultimo tentativo, dopo essersi allontanato per circa 15
miglia, il natante, sorpreso da una improvvisa mareggiata, fu sospinto sulla
costa di Vieste. I marinai, impressionati da questo continuo mutar del
tempo, lo abbandonarono probabilmente sulla spiaggia di Scialmarino. Pietro
Celestino (come successivamente venne chiamato il Papa dimissionario) forse
fu ospite per nove giorni presso la grancia benedettina di Càlema. Qui venne
a prelevarlo, in nome di Bonifacio VIII e di Carlo II d'Angiò, il
governatore di Vieste. Fu condotto in Vieste su un umile asinello, preceduto
dalle grida festose dei ragazzi e accolto dal vescovo Angelo fra le
entusiastiche acclamazioni della popolazione. Fu trattenuto con riguardo,
venerazione e onore e, si vuole che durante il suo soggiorno, operò diversi
miracoli.
Il 16 maggio vennero in Vieste Rodolfo, patriarca di Gerusalemme, Ludovico
d'Alvernia, priore della Santa Milizia, Guglielmo di Villareto, priore di
Provenza, il contestabile del Regno Guglielmo d'Estendard, il cavaliere
Pietro da Cremona ed altri prelati e nobili signori che lo accompagnarono ad
Anagni, dopo esser passati per Monte S. Angelo, Foggia, Benevento e Capua.
Morì nel Castel Fumone, presso Ferentino, il 19 maggio 1296.
GREGORIO
XIII
E' uno dei vescovi più famosi che
abbia avuto la Diocesi di Vieste. Bolognese di nascita, riformista cattolico
convinto e canonista insigne, partecipò attivamente al Concilio di Trento
come Uditore della Camera Apostolica e ricoprì incarichi di prestigio in
diverse Commissioni, dando notevoli contributi di idee ed opere.
Fu consacrato vescovo di Vieste il 20 luglio 1558 dal papa Paolo IV e
sostituì Giulio Panesio, innalzato alla dignità arcivescovile di Sorrento.
Ebbe a governare la Diocesi per due anni, in momenti molto difficili: la
città, infatti, ancora non si riprendeva dal terribile sacco del famigerato
Draguth e la Chiesa di Roma era minacciata dalla Riforma luterano, mentre
l'Europa viveva fra aspre turbolenze civili e politiche.
Provvide con munificenza a dotare la Cattedrale di arredi molto pregiati, di
vasi sacri, di paramenti preziosi, quadri, anche se, a quanto pare, non
venne mai sul Gargano.
Il papa Pio IV, con bolla del 12 marzo 1562, gli offrì il cappello
cardinalizio e, al termine del Concilio, lo volle a Roma, nominandolo
Assistente di Cappella ed assegnandolo come compagno di S. Carlo Borromeo.
Pur ricoprendo tali prestigiosi incarichi sottoscrisse, fino al 1566, tutti
gli atti con "Ego Ugo Boncompagnus, Episcopus Vestanus".
Il 13 maggio 1572 salì al trono pontificio col nome di Gregorio XIII e fu
fra i più saggi della storia della Chiesa. Mise in atto tutte le direttive
del Concilio di Trento, riformò il calendario giuliano, bandì il giubileo
dell'Anno Santo del 1575 e diede largo impulso alla cultura, favorendo la
fondazione di scuole e collegi.
Né da Papa dimenticò la sua Diocesi di Vieste: la fece riportare nelle Carte
Geografiche affrescate nelle Sale Vaticane e concesse all'altare della
Cappella di S. Michele della Cattedrale il grande privilegio dell'acquisto
delle indulgenze plenarie per l'anima dei defunti durante la Messa di
suffragio celebrata da un sacerdote locale.
Il Risorgimento
Come tutte le città d'Italia,
anche Vieste ha dato il suo contributo di pensiero e di sangue durante il
periodo del Risorgimento. Fin dagli inizi del XIX secolo molti
professionisti viestani hanno accettato e diffuso l'idea sull'unità
italiana, propugnata in tutto il Regno di Napoli dal re Gioacchino Murat e,
successivamente, da Giuseppe Mazzini. Ma il ritorno a Napoli di Ferdinando
IV ha determinato la condanna a morte o al carcere duro per molti
sostenitori dell'unità nazionale e ha costretto altri eminenti personaggi a
fuggire dal Regno. Altri, invece, si sono eclissati ed hanno continuato,
tramite società segrete, l'opera di propaganda di italianità. Anche il
gruppo dei liberali viestani non si è arreso e ha costituito una vendita
della Carboneria.
Primo Gran Maestro è stato Emanuele Abruzzini, un legale definito nei
rapporti della polizia come "antico ed effervescente settario", collaborato
da un buon numero di dignitari. A parteciparvi non erano soltanto i
professionisti e gli studenti che periodicamente portavano da Napoli gli
entusiasmi dei cospiratori, anche operai e contadini attratti dal miraggio
della spartizione dei terreni demaniali.
Questa vendita, scelta dai carbonari di tutta la Provincia di Capitanata,
aveva anche l'ingrato compito di sopprimere i traditori e di gettarli a mare
chiusi in un sacco.
In opposizione alla Carboneria è sorta anche la Società dei Calderali del
Contrappeso, voluta e diffusa da Antonio Capece Minutolo, ministro della
Polizia, che, servendosi di elementi facinorosi, aveva il compito di
spargere in Vieste notizie allarmanti e provocare la reazione dei Carbonari.
Durante i moti sollevatisi in tutto il Regno per richiedere la Costituzione,
anche Vieste è insorta e ha subito le crudeli repressioni dello Stato. Nel
1848 ben 72 cittadini sono stati perseguitati e condannati per alcuni anni a
duro carcere come sovversivi o per i discorsi oltraggiosi rivolti alla Sacra
Maestà del Re.
Nel 1861, circa 10 mesi dopo il positivo Plebiscito per l'annessione del
Regno di Napoli a quello di Piemonte, il 27 luglio una sedizione provocata
dai filoborbonici, è sfociata nel sangue e ben otto cittadini sono stati
barbaramente trucidati.
Per informazioni: Cell. 368.7189672
Residence
Hotel Maresol di Ennio Basilone
Lungomare Enrico Mattei al semaforo
segui segnale in basso Maresol
Come arrivare con GPS:
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dal 25 marzo al 18 ottobre tel. e
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